Stiamo discutendo la Mozione relativa alla riforma degli ammortizzatori sociali (che puoi legge qui), quella resa nota dalla stampa come “assegno per i precari”. In realtà si tratta di una proposta completa in materia di riforma del sistema di protezione del lavoro, che distingue una misura inclusiva di emergenza, l’estensione degli ammortizzatori alle fasce non coperte, e una misura strutturale, l’attuazione della Delega sulla riforma degli ammortizzatori prevista dall’accordo di Luglio 2007.
La discussione è stata di merito, non accademica, da parte degli intervenuti di tutti i gruppi, con un’unica eccezione: gli interventi dei colleghi del PdL, che accusandoci di demagogia, hanno in realtà proposto solo interventi demagogici e “benaltristi”, oscillanti tra l’esagerazione delle risorse necessarie per la copertura della proposta e la minimizzazione della necessità della medesima: hanno detto insieme “costa troppo e non si può fare” e “non serve, … serve fantasia, non programmazione” .
Il rappresentante del Governo, Sottosegretario Viespoli, ha più correttamente ammesso il problema (ammissione non scontata per questo Governo!) ma ha detto “faremo ancora qualcosa, qualcosa in più, ma non è il momento per le riforme”.
Ma allora quando? Chiedo.
Quando se non ora con l’accesso alla cassa integrazione cresciuto del 533%, con oltre 350.000 precari che hanno già perso il lavoro e altri 500-600.000 che lo perderanno da qui alla fine dell’anno, con le crisi industriali che fioccano così fitte che non si riesce a tenere il conto, con i tassi di povertà che lievitano e le comunità locali, impoverite dalle scelte di finanza locale del Governo, che non sanno come intervenire.
Non capisco …. O forse si e la temo, questa filosofia attendista, apparentemente prudente, in realtà distante, temo volutamente aliena dalla responsabilità politica e sociale.
Temo che in realtà essa sottenda l’aspettativa di un esito: quella di produrre una frammentazione sociale sempre maggiore, una competizione fra gruppi sociali, la strutturazione corporativa della società, da governare con un potere centralista e populista, con un “governo degli scambi” in cui la primazia è in mano ai gruppi di potere più forti.
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