15 novembre 2008
La protesta, la discussione, la riflessione, la mobilitazione contro i tagli alla scuola e per una riforma vera dell’istruzione e della ricerca continuano in tutta Italia. Il “movimento”, che è tale nel senso letterale, più che storico-politico del termine, ha molte facce, è in molti luoghi, fa molte cose, e diverse: la /le manifestazione/i di ieri , le assemblee, la didattica autogestita dentro e fuori dalle sedi di studio dicono almeno tre cose:
- nessuno, nemmeno un Governo che gode di tanto consenso, può impunemente mettere a rischio un fondamento della democrazia, della convivenza e dello sviluppo: il diritto allo studio, alla cultura, alla crescita, all’affermazione di tutti i cittadini;
- la scuola, l’università, le sedi scientifiche non sono “covi di pericolosi sovversivi”, di insegnati che – come ha detto il Senatore De Eccher in aula al Senato qualche settimana fa [link resoconto, lo trovi sulla scheda di De Eccher] – “prima di essere insegnati sono di sinistra”, sono i luoghi in cui la nostra società si dispiega e si esprime per quello che è, eterogenea, multiforme, ricca di differenze, di contrasti, di energia, di pensiero;
- chiunque voglia produrre un cambiamento non può prescindere dal confronto con questa realtà.
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